Un alchimista del suono. Così la critica definisce Mikhail Karikis.
Un sound artist e un performer il cui vocabolario nasce dalla fusione di folk balcanico, avanguardie e influenze pop. Greco di nascita, Karikis ha studiato arte e architettura a Londra (alla Bartlett School of Architecture con gli architetti del gruppo Archigram e alla Slade School of Fine Art - con Philip Prowse, Norman Bryson e Lis Rhodes dove ha concluso il dottorato con la tesi The Acoustics of the Self') iniziando ad esplorare la natura materica della voce, confrontandosi con i concetti di identità e differenza, lavorando ai confini sempre più labili tra musica e arte visiva.

Ha collaborato negli anni con Sonia Boyce, Zineb Sedira e Oreet Ashery, con Björk, DJ Spooky, ha lavorato per case di moda e insieme ad alcuni importanti cori come lo Hilliard Ensemble, Alamire, Cantamus.
I suoi lavori sono stati presentati alla Tate Modern, alla Tate Britain, al Southbank Centre di Londra, al Nederlands Dans Theater, al Musée Cantonal des Beaux-Arts (Switzerland), alla Whitstable Biennale e in numerosi festival internazionali. La sua musica - i due album Orphica e Morphica - è distribuita da Sub Rosa Records, dalla MIT Press, One Little Indian label e dalla University of Oxford.

Mikhail Karikis, Promise me, performance video a un canale, still da video, 2010.

In esimorP Karikis ha tratto ispirazione dal giuramento di segretezza e confidenzialità solitamente stretto nell'ambito dei mercati finanziari e ha ideato un lavoro per un performer che si presenta vestito da banchiere. Il pezzo esplora l'idea della promessa di silenzio, del mantenere la bocca sigillata: il compito del vocalist è recitare una promessa ma le sue labbra sono già chiuse.

Incapace di aprirle per pronunciare la parola prometto, il performer gonfia le guance, il suo volto si deforma, la voce, nel tentativo di uscire, sfigura il volto che diventa paonazzo. I ripetuti tentativi riescono solo a forare il sigillo della bocca producendo il suono della p.
All'improvviso però il performer inizia a imitare, quasi su ricordo, il suono di una macchina da scrivere mal funzionante, modulando il tono e la velocità della dichiarazione promettimi.

Questo getta una luce differente sulla richiesta promettimi; il me pronunciato in modo quasi meccanico permette all'ascoltatore di speculare su chi sia colui che pronuncia questa richiesta di segretezza e su quali siano le ragioni di questa fastidiosa interiorizzazione.

 

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