We've become hard core performers me and my mother.

I kind of make art to add a little greatness to my life; it's like you put yourself in situations that amplify your own relationships with people; through the pieces they become amplified, we have this kind of golden moment through them
. [Ragnar Kjartansson]

Ragnar Kjartansson, Me and my mother, still da video, 2010.

Dopo i sei mesi trascorsi nel 2009 a Venezia, a Palazzo Michiel del Brusà, per The end, la performance che lo ha impegnato in un ripetitivo gesto pittorico e durante la quale ha realizzato quasi centocinquanta ritratti di "giovane uomo con costume da bagno", Ragnar Kjartansson - dopo una sosta a Austin per girare The man insieme a Pinetop Perkins, il più anziano Delta Bluesman ancora in vita - torna in Italia, all'EX3 di Firenze.

 

Qui, insieme a Death and the children del 2002 e Satan is real del 2004 presenta l'ultimo, o meglio il più recente atto di Me and my mother, un rituale che cade ogni lustro e che non solo esamina e inscena, come molti suoi lavori, il concetto di loop, la ripetizione, la resistenza fisica, ma che riflette soprattutto sul legame affettivo tra madre e figlio. Nei tre video della serie, una telecamera a ripresa fissa registra Kjartansson e la madre, in piedi di fronte alla libreria della casa materna. Lei, ripetutamente, nell'ultimo video per venti minuti, gli sputa addosso. 
Non è un caso, ci racconta in questa intervista, che abbia scelto proprio l'Italia per presentarlo, un paese dove il rapporto tra i figli maschi e la propria madre è così fisicamente e psicologicamente stretto.

Abbiamo parlato delle esperienze performative e della video arte alle quali attinge, di Gillian Wearing - di cui l'artista islandese ha ben presente il video Sacha and Mum -, di Bruce Nauman e Vito Acconci; abbiamo capito che il lavoro collaborativo, spesso spalla a spalla con i suoi più cari amici è necessario ad aggiungere intensità alla propria vita; che non si fa arte a tavolino ma che arriva con la vita stessa, da una stretta di mano o da un concerto dei Trabant...e che spesso offre pretesti per ottimi momenti di amicizia. 

Ma Kjartansson non si può leggere, va ascoltato, è ironico, di rara freschezza e trasparenza nel modo in cui si presenta e racconta il suo lavoro. Buon ascolto!


L'intervista fa parte della serie Ex3 Audio Diary ed è prodotta grazie al contributo di EX3 Centro per l'Arte Contemporanea e segue gli approfondimento su Taiyo Onorato & Nico KrebsMichelangelo Consani.


La musica che accompagna l'intervista è tratta da Greetings from the land of toys della band turca Vija, scaricabile da Internet Archive

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