Germano Celant in conversazione con Dan Graham

INTERVISTE

Per la serie To be Made, al Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza Germano Celant ha intervistato Dan Graham.

Uun critico e un artista legati da un rapporto di amicizia e collaborazione che dura da quasi quaranta anni e che li ha portati, da prima, a vivere il fermento artistico della New York a cavallo degli anni Sessanta e Settanta e che li ha visti poi impegnati insieme in vari progetti artistici (basti pensare a Arte e Ambiente per la Biennale di Venezia del 1976 o ad Arte e Architettura a Genova nel 2004).

Qui ripercorrono le tappe salienti della carriera artistica di Graham. Da Homes for America alle innumerevoli collaborazioni con artisti e musicisti, dall’esperienza didattica al Nova Scotia College of Art e dai testi critici di Rock my Religion alla progettazione dei pavillion, dall’ibridazione dei supporti all’uso dell’umorismo come strumento critico.

Dan Graham, Rooftop Urban Park Project 1981-1991

La riflessione spazia poi in modo più ampio al rapporto tra arte e architettura, tra arte e design, al ruolo sociale del museo, alla logica corporate che si sta imponendo – in quanto a modelli di sviluppo e organizzazione – in ambito museale e che sta trasformando l’arte in commodities. Una realtà, quella contemporanea, ben lontana dallo spirito e dagli anni in cui Graham e altri tentavano di allargare il linguaggio dell’arte, andando oltre la mera produzione di oggetti ma piuttosto elevando l'attività artistica a creazione di campi di energia.

Il pezzo che accompagna l'intervista è What about the deep di Superbus, scaricabile dalla net label sojusrecords.com.
 

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